In un’Italia dove sembrava che tutti fossero d’accordo e ogni voce fuori dal coro veniva immediatamente etichettata, io ho scelto di parlare. Con educazione, ma senza filtri. Con rispetto, ma senza paura. Sono stato tra i primi a portare in televisione un dibattito che, fino a quel momento, non esisteva: quello sul green pass. All’inizio hanno provato a incasellarmi, a ridurre tutto a una semplice etichetta. Ma il nostro movimento non si lasciava ingabbiare: univa persone vaccinate e non vaccinate, accomunate dalla stessa battaglia contro regole assurde, discriminatorie e prive di logica. Abbiamo rotto il silenzio, andando controcorrente. E in TV ho portato per la prima volta una voce collettiva, fatta di coscienza e dignità, quella di una parte di popolazione che veniva sistematicamente ignorata, ghettizzata, deformata, attraverso narrazioni superficiali costruite per dividere. Queste apparizioni testimoniano proprio quel passaggio: il momento in cui l’unione reale ha finalmente avuto un volto e una voce pubblica.